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Chi vuole una gamba?

C’è una patologia neuronale chiamata xelomelia per la quale una parte del proprio corpo è percepita dall’individuo non soltanto come estranea ma addirittura minacciosa e dannosa e dunque ci si deve liberare di essa quanto prima (con una amputazione) anche se non presenta di per sé alcun disturbo.

Tale anomalia è stata studiata con le moderne tecniche delle neuroscienze tanto da identificare con esattezza l’area della corteccia del lobo parietale destro (l’organo del cervello nel quale risiederebbe il senso spaziale del proprio corpo) la cui funzione ridotta provocherebbe tale insopportabile sensazione nell’arto inferiore sinistro.
Ricordo una ragazza che aveva ricevuto in tenera età alcune carezze improprie alla gamba sinistra da parte di uno zio. Tale esperienza era stata per lei talmente traumatica che anche divenuta adulta, continuava a sobbalzare ad ogni leggero contatto di una persona con la sua gamba. Non soltanto ciò, stranamente proprio quell’arto aveva subito numerosi incidenti fra cui due rotture e una ustione con l’acqua bollente. Insomma una gamba, potremmo dire, in perenne conflitto con la sua proprietaria e fonte per lei di sofferenza.
La scienziata Candace Peert nel suo best-seller Molecole di emozioni spiega in modo rigoroso come la memoria di certe esperienze e soprattutto i loro sottoprodotti biologici (appunto le molecole peptidiche che veicolano le emozioni) non siano caratteristici di una precisa area del nostro corpo ma vi si possano trovare in qualunque punto.
Anche chi lavora sul corpo con tecniche bio-energetiche o massaggi sa che nella struttura somatica sono rinchiuse reazioni emotive che possono essere rilasciate ed affiorare in qualunque momento, portando con sé ricordi lontani e pensieri ancora presenti.
Alla luce di queste brevi considerazioni resta dunque la sensazione che certi approcci investigativi delle cause degli stati interiori di un individuo (con le loro conseguenti reazioni) possano essere eccessivamente frammentari nella loro analisi e non procedano in una visione autenticamente olistica, non solo nel senso spaziale, ma anche temporale.