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Nascita e personalità

 Se la vita è un libro bianco le cui pagine andiamo riempiendo istante dopo istante, come frasi che si compongono parola dopo parola, non è forse logico ritenere che la storia fino a qui scritta abbia avuto inizio e sia stata  "impostata" proprio nelle prime pagine di questo racconto?
Leggere quelle prime righe del romanzo della nostra vita ci aiuta a comprendere molte cose sugli avvenimenti che sono seguiti e soprattutto sulla personalità ...
del protagonista!

 

 

 

Da tempo infatti la psicologia prenatale e perinatale studiano gli effetti delle prime fasi della nostra vita (il periodo intrauterino, la nascita e il primo anno di vita extrauterina) sulla formazione del nostro carattere, dei nostri schemi comportamentali e persino sulle nostre convinzioni, consce e inconsce, mutuando dall'etologia degli animali il concetto di imprinting, valido anche per l'uomo.
Sembra infatti che le prime esperienze di crescita e di relazione con l'ambiente e con le altre persone (la mamma in primis) ci portino a creare delle categorie di fattori utili e positivi per la nostra sopravvivenza, in contrapposizione con altri che giudichiamo dannosi o pericolosi.

 

E' dunque un meraviglioso meccanismo biologico che la natura ha previsto affinché creassimo dentro di noi una sorta di mappa per muoverci meglio e con più chances di sopravvivenza nella vita. Tutto perfetto, dunque, se non fosse per due aspetti fondamentali per il discorso che vogliamo affrontare in questa sede:
1) quei meccanismi di azione/reazione sono tarati sulle specifiche condizioni ambientali e sulle nostre caratteristiche personali che caratterizzano quella fase della nostra vita, ovvero una assoluta dipendenza dagli altri, tanto che il primo anno di vita viene appunto chiamato "anno di prematurità extrauterina";
2) Tali meccanismo automatici o semi-automatici non sono purtroppo registrati in quella parte della nostra memoria normalmente accessibile all'analisi e alla ristrutturazione cosciente, tanto che la dottoressa Eva Jones, una delle fondatrici del moderno Rebirthing afferma che: "Quando né una dolce persuasione, né un acuto ragionamento riescono a cambiare i nostri pensieri e le nostre convinzioni, allora siamo di fronte ad un imprinting primario".

Dunque il rischio è che senza una ideale crescita equilibrata e consapevole che ci permetta di integrare dapprima e ristrutturare e cambiare poi quei meccanismi, essi rimangano come griglia interpretativa del significato delle nostre esperienze anche quando siamo divenuti adulti, condizionandoci e limitandoci nelle scelte e nella nostra capacità di rispondere adeguatamente alle richieste della vita.
Può essere allora utile una tecnica e un approccio metodologico come quello del Rebirthing che permettano ai meccanismi dell'imprinting di essere portati alla luce della consapevolezza cogliendoli proprio là, in quella parte del complesso mente/corpo dove sono registrati, affinché possano essere superati e "aggiornati" sulla base delle diverse e superiori caratteristiche dell'adulto che c'è ora.

Come ciò avviene è spiegato da vari punti di vista negli articoli presenti in questo sito.
Infine voglio sottolineare un ultimo aspetto legato all'influenzamento della nostra nascita: C'è una incredibile analogia fra quello che gli astrologhi chiamano il "tema natale" di una persona e quello che i rebirther chiamano "lo scenario di nascita", inteso come l'insieme di tutti gli aspetti che hanno caratterizzato quel primo fondamentale evento. Entrambi possono essere presi per valutare quell'influenzamento originario che caratterizzerà la personalità di quell'individuo intesa, come diceva Dante proprio come "il fondamento che natura pone".