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Il Rebirthing e gli attacchi di panico

 Il rebirthing nel trattamento degli attacchi di panico di Fabiola Dessì Il DAP ( disturbo da attacchi di panico ), insieme all’ansia, è una delle patologie emergenti del nostro secolo. Coinvolge prevalentemente individui giovani di sesso femminile, tra i 20 e i 40 anni; può colpire improvvisamente e indistintamente persone sane e socialmente realizzate: in Italia soffrono di panico almeno sette milioni di persone tra cui 2 milioni di uomini e cinque di donne.

 

L’attacco di panico è improvviso e spontaneo, può durare dai cinque ai trenta minuti e provoca una serie di sintomi che varia da individuo a individuo ma è caratterizzato sempre da intensa paura e un senso di terrore così forte che ci si sente disorientati, si teme di soffocare, di perdere il controllo, di impazzire, di morire; può esserci “sensazione di svenimento, capogiri, tachicardia, tremori, sudorazione, formicolio, improvvise vampate di calore o senso di freddo, depersonalizzazione”*. 
La paura può dar luogo a una serie di fobie che determinano “gravi limitazioni alla vita personale e sociale”*; la più frequente è l’agorafobia, che spinge ad evitare quei luoghi dove, se arriva un attacco di panico, non è facile ricevere aiuto o scappare; nei casi più gravi si eviterà di allontanarsi dall’abitazione per le necessità quotidiane, “di guidare, di restare soli, di affrontare viaggi”*. “Chi ha avuto la prima crisi in aereo, non vorrà più viaggiare con quel mezzo”* e tenderà facilmente ad “evitare ogni altro mezzo di trasporto”*. Nella maggior parte dei casi, una sola crisi di panico basta a far nascere il timore che possa ripetersi, avviando una patologia di ansia anticipatoria, cioè si soffre di “ paura di aver paura”.

Dal punto di vista della medicina ufficiale e della psichiatria, l’attacco di panico è una malattia del cervello causata da un’alterazione chimica che provoca un eccesso di noradrenalina, la molecola dell’attacco e fuga. Attualmente la terapia medica convenzionale ritenuta più valida consiste nella somministrazione di antidepressivi non sempre efficaci o privi di effetti collaterali e nella psicoterapia che mira a capire di che cosa si ha realmente paura, quale sia il malessere profondo e con quali strategie si possa superarla. 
L’esperienza del rebirthing ha dimostrato con certezza il rapporto esistente fra l’insorgere delle crisi di panico e gli squilibri associati alla respirazione; tali alterazioni sorgono con estrema facilità in persone predisposte e in coloro che, senza esserne coscienti, respirano male. La pratica del rebirthing “ristabilisce il Ph nel sangue, risolve i problemi legati all’iperventilazione e aiuta ad elaborare le emozioni represse”*. 
Si può quindi sostenere che cause e sintomi degli attacchi di panico si possono definitivamente risolvere se la cura è diretta alle radici del problema, da un lato operando per sbloccare la respirazione e riconoscere che il respiro, così come innesca la crisi, ne è anche la cura naturale, dall’altro integrando il proprio trauma di nascita.
Respirando creiamo un contesto opportuno in cui le sensazioni fisiche ed emotive possono essere affrontate tranquillamente; fin dalle prime sedute di rebirthing si impara a fronteggiare i successivi attacchi di panico, concentrando l’attenzione sulla respirazione circolare e rassicurandosi con affermazioni positive che mirano a non dare spazio alla paura e alla sensazione di morte.

Non è facile, nello stato di panico, ricordare di ripetersi “va tutto bene, sono al sicuro, ho fiducia nella vita” o “di panico non si muore” (come viene insegnato nella psicoterapia), perciò è conveniente portare sempre con sé le affermazioni scritte, da ripetere mentalmente o a voce alta; l’abbinamento del respiro circolare con l’affermazione positiva è un potente sedativo naturale e permette di riprendere in mano la propria vita. 
In questa prima fase si impara ad accogliere il panico come fosse un ospite indesiderato, ma non pericoloso, ad attenuare l’ansia anticipatoria e ad evitare di correre al pronto soccorso, per sentirsi dire che non si ha niente e che si deve reagire da soli. Il sintomo non viene più visto come una malattia, per di più della mente, ma come un disagio dell’anima, che attende di essere liberata da vecchi schemi e dai retaggi della società in cui viviamo. Nella seduta di rebirthing è il respiro che permette di elaborare le eventuali paure coscienti emerse nel colloquio iniziale e di integrare il trauma di nascita. Il rebirthing, per definizione, è appunto “la respirazione del trauma di nascita”, poiché i traumi vissuti al momento del parto ( e non solo quelli) rimangono impressi nella memoria cellulare, condizionando la vita presente. 
Nel caso del panico ciò è ancora più vero; si è riscontrato infatti nell’esperienza con il rebirthing, che è maggiormente predisposto a soffrire di DAP chi ha avuto una nascita difficile, con lunghissime ore di travaglio, chi è nato con il parto cesareo o con il cordone ombelicale intorno al collo e così via. In questi casi, la paura del bambino di non riuscire a nascere è talmente forte che egli teme per la propria vita, non può uscire da quella che ora è diventata la sua trappola ( la sacca ormai asciutta) e ha terrore di morire. 
Quando finalmente riuscirà a nascere da solo o con l’aiuto di mezzi esterni (forcipe, ventosa o altro) la paura provata e rimossa si ripresenterà quando situazioni simili a quelle della sua nascita si prospetteranno nel quotidiano come ad esempio la sensazione di sentirsi in gabbia in un rapporto affettivo, famigliare o lavorativo.

Una persona in trattamento con il rebirthing per il DAP, aveva avuto il primo attacco di panico sollecitato dal ticchettio di un orologio a pendolo; il panico poi si ripresentava con ogni tipo di ticchettii e rumorini vari, ma la cosa straordinaria è stata scoprire che al momento della nascita era presente un orologio a pendolo che scandiva i secondi, i minuti e le ore del suo dramma… di nascita.