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Nascita e personalità

 I due principi alla base del Rebirthing sono la respirazione consapevole e la trasformazione dei pensieri negativi e autolimitanti in pensieri costruttivi. Con riferimento ai pensieri inconsci che costituiscono una vera e propria "mappa" del nostro comportamento, il Rebirthing conferma, attraverso le esperienze di chi lo pratica, che essi hanno avuto origine nel vissuto prenatale e della nascita stessa, cosa sostenuta peraltro anche dalla psicanalisi tradizionale. Il bambino appena nato é completamente vulnerabile all'ambiente esterno, per questo motivo egli possiede un meccanismo di autodifesa molto sensibile che lo protegge dai traumi sia fisici sia psichici. Questi meccanismi protettivi si sviluppano a livello inconscio divenendo automatici e rimangono attivi anche quando l'individuo é cresciuto. Ciò crea schemi comportamentali ripetitivi che, basandosi sulle convinzioni maturate allora riguardo a noi stessi e alla vita, ci limitano nel nostro divenire individui consapevoli del nostro mutato potere. Ecco dunque l'importanza del Rebirthing che attraverso la respirazione consente di lasciare affiorare alla nostra coscienza i traumi bloccati a livello corporeo e di acquisire la consapevolezza di questi meccanismi abbandonandoli. Vediamo ora come le modalità della nostra nascita influenzano lo sviluppo successivo della nostra personalità attraverso una semplice schematizzazione. Nota: quando si parla di "senso di colpa" si deve intendere semplicemente che maturiamo un giudizio negativo inconscio sul nostro comportamento per le sue conseguenze.

PARTO NORMALE

La maggior parte delle madri nel descrivere il parto lo definiscono "normale". In ogni caso, la nascita è per l'individuo l'evento più drammatico della propria esistenza: in quegli interminabili momenti si rischia la morte, si passa dall'ambiente introiteranno a quello esterno e si passa dalla respirazione placentare a quella polmonare. Dunque è possibile che si consideri "normale" quanto vissuto alla nostra nascita come la fatica, il dolore, la lotta, ecc., e che tali esperienze siano riprodotte nella vita di tutti i giorni senza che siano considerate particolari complicazioni. Se il parto è avvenuto proprio nella norma, dunque senza complicazioni e relativamente rapido, tenderemo a rispecchiare questa modalità con un carattere benevolo, disponibile, tranquillo. Ci sentiremo ben accetti e amati senza però sviluppare alcuna dipendenza dagli altri. Ciò può però portare a non avere un'alta opinione di noi stessi per la nostra normalità (non sono niente di speciale) sentendoci dunque di dover dimostrare continuamente il nostro valore, magari con risultati o gesta straordinari. La maggior parte dei neonati sviluppa inoltre un "senso di colpa primario" che deriva dal pensiero di avere fatto del male alla propria madre (sono pericoloso/cattivo).

 

PARTO CESAREO

Il parto cesareo evita al bambino la lotta e la fatica per aprirsi il varco nel canale materno. L'estrazione forzata da parte del medico costituisce però un'interruzione del processo naturale e viene percepita come una vera e propria forzatura. Da un lato l'individuo adulto tenderà dunque a voler dimostrare di non avere bisogno dell'aiuto di nessuno e procederà nella vita con molta determinazione, dall'altro questa modalità di nascita può aver creato anche la convinzione di non essere in grado di farcela da soli senza l'intervento degli altri (sono incapace). Si cercherà inconsciamente il sostegno altrui (e si attireranno persone che vogliono intromettersi nella nostra vita) salvo poi rifiutarlo sdegnosamente allontanandosi da chi ci sta offrendo una mano. Il taglio cesareo è però anche una scorciatoia e queste persone saranno in grado nella vita di trovare risposte e soluzioni veloci per affrontare i problemi, ma faranno fatica poi a portare a termine i progetti. La mancanza dell'abbraccio stretto e avvolgente del canale del parto fa sì che i cesarei sentano molto il bisogno del contatto fisico, abbracci, carezze contatto con la pelle.

 

FIGLI INDESIDERATI DEL LORO SESSO

Essere nati del sesso diverso da quello desiderato dai genitori (o da uno dei due quantomeno) è una condizione vissuta un tempo soprattutto dalle donne che, se primogenite o nate dopo altre sorelle, rischiavano di non rispondere alle aspettative parentali. Le conseguenze di questa "disapprovazione" sono molto pesanti. Il pensiero "sono sbagliata" accompagna la donna per tutta la vita condizionandone il comportamento e, soprattutto, le relazioni. Coma prima cosa cercherà di compiacere i genitori assumendo comportamenti e ruoli maschili all’interno della famiglia. Tenderà, ovviamente, a non esprimere la propria personalità mostrando difficoltà nel vivere la femminilità all'interno delle relazioni e, là dove accetta il ruolo di donna, attirerà uomini che la mortificheranno dimostrando un implicito rifiuto nei suoi confronti. Queste persone stanno dunque meglio da sole e si sentono molto in competizione con gli uomini, rispetto ai quali devono continuamente dimostrare di essere migliori, in un confronto che degenera spesso in conflitto. Il pensiero di "essere sbagliati" è uno dei più forti e sentiti e da esso derivano molti altri pensieri quali "non sono all’altezza", "non sono accettata", "non merito di ricevere", ecc.

 

PARTO PREMATURO OD OLTRE IL TERMINE

I nati in forte anticipo od in forte ritardo rispetto alla "tabella di marcia" prevista da chi li stava aspettando dimostrano problemi soprattutto con la gestione del tempo. Tuttavia non è soltanto una questione di anticipare o posticipare i nostri appuntamenti od i nostri impegni, è importante il capire il motivo per cui si è scelto un tempo diverso dal previsto. Può infatti essere che la decisione di anticipare o posticipare il momento del parto sia presa dal bambino per proteggere la madre da un rischio collegato al parto stesso. Un bambino già molto sviluppato potrebbe scegliere di anticipare la propria uscita, mentre un bambino che sente la paura della madre per l’approssimarsi della data fatidica, potrebbe decidere di aspettare ancora un po'. Se in precedenza vi sono stati tentativi di aborto o addirittura un fratellino è nato morto, potrebbe esservi l’impulso ad anticipare la nascita appena raggiunta una condizione di "sopravvivenza" intorno al settimo mese.
Se nate premature queste persone si sentono non all'altezza degli altri, insignificanti, oppure sovracompensano con un'eccessiva baldanza, con una presenza vistosa, con un volersi imporre sempre e dovunque per nascondere la propria vulnerabilità. Potrebbero però anche essere nate in anticipo per il forte impulso a venire al mondo e l'entusiasmo con il quale hanno voluto bruciare i tempi si trasformerà in una puntualità maniacale, anzi, in un costante anticipo su tutto e tutti, magari con l'ansia di poter essere trattenuti (devo sbrigarmi ad uscire).

Se il travaglio è stato lungo queste persone si sentono di troppo, hanno paura di fare del male agli altri e tendono dunque a essere iperattenti e iperprotettivi nelle relazioni, concepiscono la vita come una lunga via crucis che cercano di iniziare il più tardi possibile. Potrebbero essersi sentiti non voluti, o non desiderati di quel sesso, convinzione rimasta anche successivamente e che può avere condizionato la loro vita secondo quello schema.

 

PARTO PROVOCATO O INDOTTO

L'elemento caratterizzante di questa tipologia di parto è che non è avvenuto per decisione del nascituro (ricordiamo che normalmente è il bambino a produrre degli ormoni che stimolano la madre a partorire). Altri hanno deciso oltre che "come" anche "quando" il bambino doveva venire alla luce e spesso per motivi legati a circostanze temporali ed esigenze pratiche. Questa indebita interferenza causa nell'individuo un moto di risentimento che si manifesterà con una costante reazione ad ogni forma di pressione psicologica o di costrizione comportamentale. D'altro lato, però, vi è la tendenza ad aspettare l'intervento altrui, per cui l'attesa per iniziare qualsiasi cosa, anche una relazione, si protrae più del normale fino a quando qualcun altro decide e interviene. I nati con questo schema preferiscono aspettare ed essere serviti, indugiando in quello che potrebbe sembrare ozio o vera e propria pigrizia. Eppure, una volta messi in moto, questi motori diesel, sono capaci di arrivare tranquillamente in fondo alle cose. La parola d'ordine da utilizzare con i nati provocati è: "pazienza".

 

BAMBINI POSTI IN INCUBATRICE

I nati prematuri sono posti in una specie di "utero a secco" costituito dall’incubatrice. Il loro ingresso nel mondo è stato dunque in realtà un cambiamento diverso da quello degli altri bambini. Intanto vi è la separazione dalla madre (Perché? Cosa ho fatto? La mamma è morta? Non sono desiderato?) poi l'alimentazione per via endovenosa (forzata e dolorosa, chissà quali pensieri sul cibo maturano queste persone …), la dipendenza e la continua manipolazione da parte di persone estranee (le cure, il bagnetto, l'alimentazione …) per cui tenderanno a ricreare con il partner un rapporto di dipendenza quasi assoluta, tanto da pensare di morire in caso di separazione. Il mondo per i bambini posti in incubatrice è "al di là del vetro" per cui sarà normale frapporre fra noi e l'esterno altre barriere di vetro. Oltre a portare occhiali, potrebbero trovare un lavoro che li costringe a passare molto tempo in macchina (non è forse una specie di incubatrice?) o dietro le pareti di vetro di uno sportello aperto al pubblico. Anche se gli adulti spesso ammirano la forza di volontà di quel piccolo essere che sembra aggrapparsi strenuamente alla vita, in realtà è difficile che i bambini nati prematuramente sentano di potercela fare da soli. Molto più facile è che maturino il convincimento di essere deboli, in balìa degli altri, indifesi, bisognosi di incoraggiamento.

 

NATI CON IL FORCIPE

E' indubbio che l’intervento con il forcipe sulla testa del bambino è vissuto da quest'ultimo come un vero e proprio atto di violenza che egli tenderà ad associare con il sostegno e l'aiuto degli altri, ma spesso anche solo con la loro vicinanza, ritenuta fonte di emicranie. D'altro lato se si è reso necessario l'uso di tale strumento era perché il neonato da solo non riusciva ad ultimare la fase dell'espulsione, essendo rimasto incastrato nel canale. Ecco allora l'ambivalenza di coloro che sono nati con questa modalità: ricercano, fino a provocarlo, l'aiuto degli altri, salvo poi rifiutarlo per dimostrare di riuscire da soli con la propria tenacia. No dunque al controllo ed alla manipolazione da parte di altre persone, alle quali reagiscono anche violentemente, spesso troncando di netto ogni rapporto. La sensazione fisica del forcipe genera poi anche fastidio per il contatto fisico.

Non è però con la semplice comprensione mentale che può avvenire la trasformazione dei pensieri negativi ed autolimitanti ed il loro abbandono, occorre accorgersi, nel mentre si rivive un'emozione, del suo manifestarsi e della sua relazione con i fatti esteriori e quelli interiori. Da questo accorgimento sorge la comprensione liberatrice attivata dal respiro consapevole praticato durante la seduta di Rebirthing.